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Il jeans e la cimossa colorata: una storia originale.

cimosa bianca

La cimossa è il bordo non tagliato di una pezza di tessuto. Quando si costruisce il tessuto, l’ordito è la lunghezza mentre la trama è l’altezza (la larghezza) del tessuto. Ai bordi si forma la cimossa che può essere costruita con un maggior numero di fili di ordito per renderla più resistente, oppure con fili di colore diverso.

Fino alla metà degli anni ’50 tutti i jeans erano tagliati su pezze da 29 pollici (75 cm di larghezza circa) ed era normale che lungo la cucitura esterna della gamba apparisse la cimossa bianca, oppure bianca con una riga rossa.

La cimossa colorata riappare sui jeans solo dopo il 1985 circa, prima ad opera di alcuni produttori di nicchia che recuperano tecniche costruttive dei tessuti antichi, poi anche per decisione dei grandi produttori che inseriscono una linea di prodotto con la cimossa.

Per spiegare presenza, scomparsa e ricerca della cimossa nel jeans, serve scomodare ben più della storia del costume.

nocimosa
Fino a tutti gli anni ’40 il jeans era portato dai lavoratori ed era associato all’immagine del lavoro in ferrovia, in miniera, nelle fabbriche siderurgiche. La leggenda del jeans come un capo western è  costruita negli anni ’20, quando dopo la prima guerra  mondiale, il movimento turistico dei “dude ranches” porta le persone a fare una vacanza nei ranch dell’ovest. A parte Wrangler che ha un capo particolare, senza la cucitura interna della gamba, che si lega al movimento rodeo, l’immagine del jeans è tutto legata al mondo del lavoro. Del resto il jeans era nato come abito da lavoro.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale tutti i militari in forza all’esercito furono dotati forniti di un paio di Levis Dungaree. E così nel momento della licenza, in riposo, in pausa, dietro le linee di combattimento, il jeans divenne l’abito civile.

Piccola nota: per risparmiare filo, Levis stampava il retrotasca con il suo caratteristico arcuate (ali d’aquila secondo Levis, gabbiano secondo altri). E’ da questa idea che i fanatici giapponesi del jeans hanno inventato Evisu.

Alla fine della guerra il jeans mantenne la connotazione di abito da lavoro, ma assunse anche quella di abito civile, e quale miglior abito per Hollywood per vestire le nuove star come Marlon Brando e James Dean?
Questa combinazione di fatti portò alla esplosione della produzione di tessuto, dovuta alla domanda crescente, ed i produttori di tessuto cominciarono a costruire pezze alte 140 cm, per avere meno spreco nel materasso di taglio e maggior prodotto.

Sparì quindi la cimossa perché si cambiarono i telai ed il vecchio telaio a navetta fu smontato, imballato e spedito in Giappone.

Fu proprio qui che a metà degli anni ’80 riprese il culto della ricostruzione filologica del tessuto, perché, per qualche strano motivo dovuto alla guerra, all’occupazione, alla capacità giapponese di assimilare senza farsi contaminare, in terra nipponica esiste un culto del denim che non ha eguali.

E mentre in Europa cominciava la ricerca, tra i prodotti dell’usato, del jeans con la cimossa – grazie all’opera di alcuni appassionati ricercatori che meritano un articolo a parte – in Giappone si rispolveravano i vecchi telai, si costruivano nuovi macchinari, si progettavano tessuti e jeans con la cimossa.


Due consigli da parte di un fanatico del denim come me:

– attenti perchè potreste farne una malattia: se comincerete a guardare il jeans ed il tessuto con un altro sguardo vi assicuro che vi prenderà l’anima ed anche più;

– non comprate a caso e solo pensando alle marche più note, esistono produttori di nicchia che fanno jeans stupendi.

Ne aggiungo un terzo: non buttate via i vostri vecchi jeans. C’è un pezzo di voi dentro il tessuto, incarnato nel colore, nelle fibre del tessuto, tra la trama e l’ordito.

Giovanni Cappellotto | http://www.giovannicappellotto.it